Decanter: a cosa serve e quando deve essere utilizzato?

27/01/2021
da Alberto Perini

Chi è appassionato di vini avrà sicuramente sentito già parlare del “decanter”, uno strumento che molti ritengono utile (e alcuni altri solo scenografico) che aiuta ad "estrarre" determinate caratteristiche da particolari vini che necessitano maggiore ossigenazione. Se siete comunque curiosi di sapere qual è lo specifico utilizzo di un decanter e quali sono le "correnti di pensiero" dei vari esperti, qui vi diamo tutte le indicazioni.

Cos'è il decanter: strumento che fa scena o anche utile?

Anche se c'è chi utilizza il decanter esclusivamente per “fare scena”, ciò non toglie che si tratta di uno strumento funzionale per chi ama il vino e lo conosce alla perfezione. Partiamo da cos'è il decanter. Un decanter (parola francese che si riferisce al verbo italiano “decantare”) è un oggetto simile ad una brocca dalla base molto larga e dal collo molto lungo, in cui versare il vino. Spesso in cristallo - ma lo si trova anche in diversi tipi di vetro - serve a far decantare il vino. Ciò ci conduce a due utilizzi:

  • Nei vini invecchiati, il decanter serve a separare i sedimenti;
  • Nei vini più giovani favorisce l'ossigenazione, esaltando tutti i profumi e gli aromi, facendoli “venire fuori”.

Attenzione, però: il decanter non va usato sempre, anzi! Talvolta i vini potrebbero essere rovinati dal passaggio in questo strumento. In questi casi infatti può bastare un calice ad hoc per raggiungere lo stesso obiettivo.

Quando è consigliato il decanter e quando sarebbe meglio evitare

Non sempre dunque l'utilizzo del decanter è necessario, anzi, si fa sempre più forte e convinta la teoria che vada usato solo quando ci si trova di fronte a certe particolari tipologie di vini. Nel caso del vino bianco, ad esempio, se si tratta di un vino giovane, fino ad un anno e vinificato in acciaio il decanter non va assolutamente usato perché rovinerebbe la struttura fresca e vivace del vino stesso. Lo stesso vale per vini dai 2 ai 5 anni, sempre vinificati in acciaio, e per quelli di 5 anni vinificati in botte o in barrique. Si rivela più adatto, invece, quando il vino ha tra i 5 e i 10 anni, è stato vinificato in botte o in barrique e presenta dei sedimenti sul fondo se la bottiglia è stata tenuta in piedi, o lungo la parete se la bottiglia è stata conservata orizzontalmente. E per quanto riguarda i rosé? Per questi vini un passaggio in decanter consente di liberarsi di quegli aromi sgradevoli che lasciano i solfiti. Ciò vale in generale in tutti i vini che si desideri “affrancare” da un certo aroma di chiuso.

Il decanter e i vini spumanti o frizzanti: dal Prosecco allo Champagne

Questo prezioso strumento ad ampolla viene comunque spesso associato alla degustazione di vini rossi e corposi. Può sembrare pazzesco (e anche noi prendiamo le distanze da questo utilizzo), soprattutto negli ultimi tempi, molti sommelier hanno sdoganato il suo utilizzo anche per i vini bollicine, perfino per lo Champagne. A difesa di questa scelta, c'è chi dice che già in tempi antichi, per la creazione dello Champagne quest'ultimo veniva fatto decantare per separare i lieviti dalla bevanda, cosa che oggi non è più necessaria, perché questo processo avviene con la fermentazione meccanica. Quando perciò viene portata l'obiezione di non utilizzare un decanter per gli Champagne, o in generale per le bollicine nate da fermentazione da lieviti, c'è chi sostiene che le bollicine non vanno perse, bensì accentuate. Diverso il discorso, invece per i vini Prosecco che hanno subìto l'aggiunta di anidride carbonica: in questo caso le bollicine è sicuro che andrebbero perse dal passaggio in decanter, anziché essere sublimate.


E allora? Decanter si o decanter no? Il nostro consiglio è scegliere sulla base dei propri gusti e non sui dogmi che, spesso, sono anche legate a mode e correnti di pensiero che il tempo inesorabilmente mette in discussione.

Per le feste di Natale gli italiani scelgono ancora il Prosecco

25/12/2020
da Alberto Perini

In occasione delle feste natalizie 2020, gli italiani non si fanno scoraggiare dalle restrizioni dovute a causa del Covid 19, e decidono comunque di brindare. Come? Con le bollicine Made in Italy, prime fra tutti quelle del Prosecco Doc e Docg. Vediamo allora nei dettagli quali sono i vini spumanti più venduti (e di conseguenza più acquistati) nel nostro Paese e come possono essere bevuti accanto alle pietanze tipicamente natalizie.

Il Prosecco, il vino simbolo delle feste

Proprio così: dagli italiani i vini spumanti vengono considerati simbolo di festeggiamenti, e vengono stappati in numeri che non accennano a calare, anche nonostante il periodo di forti limitazioni e di un'atmosfera sottotono. Quest'anno, perciò, basta con lo Champagne: si fa di tutto per sostenere la propria economia, e i vini spumanti (Prosecco in prima linea) ne sono grande testimonianza. A questo proposito è interessante leggere i risultati di un sondaggio che la Uiv, l'Unione italiana dei vini, ha portato avanti insieme con la rete rurale nazionale Ismea. Risultati che parlano di aumenti sulla vendita di vini spumante da parte dei produttori italiani (273 milioni di bottiglie, con un rialzo dell'1,3% rispetto al 2019) e di questi 74 milioni vengono acquistati solo in Italia. Del resto, gli spumanti italiani sono davvero tanti e di tante tipologie diverse, per cui c'è solo l'imbarazzo della scelta nell'acquisto.

Gli spumanti più apprezzati, secondo la tipologia 

Il primato spetta dunque al Prosecco. Ricordiamo che si tratta di un distretto produttivo che ha fatto quasi dei miracoli in questi ultimi anni. Non a caso è stato insignito della grande onorificenza di essere Patrimonio mondiale dell'Unesco. Oggi sono 1150 le cantine che sono anche aziende vitivinicole in zona, con 350 case spumantistiche. All'interno dei vini Prosecco una bella fetta di vendite spetta anche al nuovo arrivato del Prosecco Rosé, che sta conquistando sempre più appassionati entusiasti del prodotto. Seguono in classifica gli spumanti di Franciacorta, realizzati con metodo classico, con uve Chardonnay e Pinot Nero (ricordiamo le denominazioni dell'Oltrepò Pavese e del Trento Doc). Accanto a questi due grandi classici vanno poi inserite le tipologie autoctone che si sono convertite anche alle bollicine. Pensiamo, ad esempio, ai vini rossi e rosati pugliesi, oppure al Lambrusco Emiliano, altro vino che ormai va sempre più sulle tavole di Natale.

Donne e giovani i clienti tipo

La clientela tipica del Prosecco, o in generale dei vini bollicine, cioè coloro che li apprezzano di più, è data dalle donne e dai giovani. Insomma, l'identikit del consumatore ideale, secondo i dati resi noti da Wine Intelligence lo scorso mese di novembre, ha a che fare soprattutto con i Millennials, che vantano molta confidenza con l'e-commerce, e affidano a questo canale anche l'acquisto dei vini bollicine. 

Come va bevuto il Prosecco a Natale? Si badi al grado zuccherino

Una volta acquistato il Prosecco come va bevuto? Come lo si accosta alle pietanze natalizie? Fermo restando l'assunto che ognuno deve agire secondo i propri gusti (perché non deve essere una dittatura quella dello spumante dolce con il panettone!) è buona norma tenere conto del grado zuccherino di un Prosecco. In un articolo di qualche tempo fa su questo blogabbiamo parlato della differenza tra Prosecco Dosaggio zero (il più secco di tutti, perfetto con le pietanze di pesce), il Brut (un tantino più morbido del dosaggio zero), l'Extra Dry (il più versatile tra i Prosecchi), il Dry o Demi Sec e infine il Dolce, il più zuccherino in assoluto, adattissimo ad accompagnare i dessert.

Regalare il Prosecco a Natale: ecco perché può essere un'idea geniale

18/12/2020
da Alberto Perini

Quando il Natale si fa più vicino inevitabilmente ci sarà qualcuno che non ha ancora deciso quali regali prendere. Sia che si tratti di mancanza di tempo o di voglia di impegnarsi nella ricerca, resta il fatto che sono in molti a non avere la più pallida idea di cosa regalare sotto l'albero. Un'idea che può mettere tutti d'accordo ha (inaspettatamente?) a che fare con il Prosecco. Piace a tutti, e anche a chi non piace resta un regalo gradito da poter offrire agli ospiti. Ecco allora perché regalare delle bottiglie di Prosecco a Natale può davvero risultare un'idea geniale.

Una bottiglia di bollicine non viene mai lasciata piena

Il Prosecco si conferma tra i vini bollicine più acquistati al mondo. Ci sarà un motivo, no? Già, regalare un vino a Natale è un'idea interessante, ma con i vini fermi o con certi rossi si rischia di sbagliare. Un Prosecco, invece, può essere considerato un passpartout. Il motivo? Piace praticamente a tutti (anche a chi ne beve appena un goccio) e quando non piace può essere comunque offerto. Una bottiglia di Prosecco dà poi immediatamente il sentore di festa, minimalista o sopra le righe che sia. Presentarsi con un regalo come una o più bottiglie di un buon Prosecco Docg italiano, poi, metterà le persone di buonumore.

Può essere adattato al budget e ai gusti delle persone a cui va regalato

Arrivare a casa degli amici, dei suoceri, del capo aziendale con una bottiglia di Prosecco ben scelto mette in buona luce, questo è chiaro. È, insomma, un dono che viene apprezzato in maniera universale. Sarebbe buona abitudine prestare attenzione, però, ai gusti delle persone che ricevono il regalo. Se si tratta di amici che hanno alte aspettative in termini di vino, consigliamo il nostro Prosecco Superiore Spumante Brut D.O.C.G. Cuvée, prosecco ottenuto selezionando le uve di alta collina della zona di Valdobbiadene. Se stiamo regalando prosecco a chi solitamente pasteggia bollicine fuori pasto o come base per cocktail alla frutta con il dessert e la frutta fresca, consigliamo un Extra Dry di qualità come il nostro Prosecco Superiore Spumante Extra Dry D.O.C.G. Millesimato.

Un Prosecco può suggellare un'occasione importante

Un altro motivo per cui regalare un Prosecco può essere un'idea vincente ha a che fare con il festeggiamento di un'occasione importante. Un buon Prosecco è perfetto per sancire l'ufficialità di un'occasione o di un evento, quale può essere un anniversario, un compleanno importante, una promozione in azienda o, appunto Natale e Capodanno.

Prosecco, Franciacorta e Champagne i vini più regalati

A Natale sale la voglia di bollicine, questo è un fatto. I numeri ogni anno parlano chiaro, ponendo i vini spumanti come Prosecco e Franciacorta come i più scelti per i regali di fine anno tra i vini. Come del resto sottolinea anche l'Osservatorio Statistico economico sui mercati, “Nei giorni di festa, il consumo delle bollicine italiane, nonostante l'Era Covid, ha tatalizzato un giro d’affari di milioni di euro. In netto calo, invece, lo Champagne. Preferiti gli aromatici secchi, rispetto ai tradizionali dolci. Il panettone piace anche con un brut”.

Prosecco Rosé: diamo i numeri in vista del Natale

08/12/2020
da Alberto Perini

Lo scorso 25 novembre può essere considerato come un giorno da inserire nella storia del vino Prosecco. Il nuovo arrivato, infatti, il Rosé, è stato ufficialmente presentato dal Consorzio di Tutela del Prosecco Doc alla stampa internazionale e a tutti i canali di comunicazione. Questo significa che a partire da quella data il Prosecco Rosé può essere venduto ovunque con il marchio registrato. In vista del Natale 2020, anno molto particolare e da considerare un caso nel panorama delle vendite, ecco un po' di numeri* che possono far rendere conto dello stato dell'arte di questo vino bollicine davvero speciale.

Più di 80 aziende coinvolte nella produzione e sei i principali mercati esteri

Il primo numero che va sottolineato è quello delle 85 aziende del territorio votato alla coltivazione delle uve da Prosecco coinvolte nella produzione del Prosecco Rosé Doc. Queste hanno contribuito alla realizzazione ed imbottigliamento di ben 12,2 milioni di bottiglie di Rosé. Le stime, però, sono al rialzo, visto che si prevede entro la fine del 2020 di arrivare alla produzione di 20 milioni di bottiglie. Non solo: per il 2021 le stime sono addirittura raddoppiate. Ecco che dunque si pensa ad imbottigliare e vendere durante il prossimo anno 40 o 50 milioni di bottiglie di Prosecco Rosé Doc. La quota di partecipazione dell'Italia, in questo contesto di prospetto delle vendite, si attesta sul 15-20%, mentre la parte del leone la fa l'export verso i Paesi esteri, con l'80-85%. A questo proposito si punta su sei mercati in particolare: Stati Uniti e Regno Unito innanzitutto, poi Canada e Paesi del Nord Europa, seguiti a sorpresa dalla Francia (e non dalla Germania) e Asia dell'Est.

Nel piano marketing del prodotto non vengono sottovalutati i canali distributivi

Nelle previsioni delle aziende produttrici di Prosecco Rosé Doc non sono state trascurate le considerazioni sui canali di vendita. La parte della protagonista la fa la Grande Distribuzione Organizzata (GDO), con il 55-60% del totale delle vendite. Al secondo posto viene il canale Horeca (Hotel, Ristoranti, Caffé e Catering), con una quota che arriva fino al 35% della distribuzione. Seguono un 10-15% per i canali dell'e-commerce e un 1% per le vendite dirette in cantina o aziende vitivinicole.

Sai riconoscere un vero Prosecco Rosé Doc?

Un vino Prosecco Rosé Doc è diverso dagli altri vini rosé frizzanti generici e va saputo riconoscere. Ecco qualche dritta per farlo senza sbagliarsi. Prima di tutto occorre sapere che questa tipologia di Prosecco viene prodotta esclusivamente nella tipologia “Spumante” e solo come Brut Nature o Extra Dry: altri contenuti zuccherini non vengono contemplati. Ha poi la dicitura “Millesimato”, dovuta al fatto che almeno l'85% delle uve con cui è stato prodotto debbano appartenere alla stessa annata (dato riportato sull'etichetta). L'etichetta riporta inoltre il marchio di autenticità, al fine di evitare contraffazioni. Le uve con cui viene prodotto il Prosecco Rosé sono quelle del vitigno Glera all'85% (quelle del Prosecco classico, per intenderci) con in più una parte di Pinot Nero per il 10-15%. Va tenuto conto poi del fatto che il metodo di fermentazione è quello naturale, Martinotti o Charmat. Per quanto riguarda il gusto, infine, il Prosecco Rosé è più rotondo rispetto al Prosecco Classico, e in esso vengono accentuati gli accordi fruttati (frutti rossi, ma anche mele e agrumi).

*I dati che si possono leggere in questo articolo sono stati raccolti da fonti ufficiali e da sondaggi effettuati dal Consorzio di Tutela del Prosecco Doc alle aziende produttrici.

Assoenologi: il primo convegno in streaming decreta il successo del Prosecco

04/12/2020
da Alberto Perini

Ogni anno Assoenologi, l'associazione di categoria che riunisce gli enologi e gli operatori italiani del settore vitivinicolo, celebra una giornata congressuale, con convegni e lo stato dell'arte sul comparto. L'edizione del 2020, svoltasi domenica 22 novembre, è stata la prima ad essere divulgata in remoto, con lo streaming, ma ha decretato una certezza: il successo planetario del vino Prosecco. Ecco qualche dettaglio su come è andata.

La prima edizione del convegno in remoto

La 75esima edizione della Giornata congressuale di Assoenologi è stata dunque la prima ad essersi svolta in remoto dai primi incontri dell'associazione, nel 1946. In realtà si è trattato di un vero successo, tanto che gli organizzatori si sono convinti di investire anche nei prossimi anni su questa forma di comunicazione e divulgazione. L'edizione è stata quasi interamente dedicata al Prosecco e al “case history” di questo vino, tanto che la stessa Assoenologi lo ha definito “un vero e proprio fenomeno italiano”. Sono state ripercorse le tappe storiche del bollicine italiano più famoso, fino alla conclusione di non disperdersi, in futuro, con competizioni “interne” tra le tre denominazioni, trovando unità nella diversità. L'impegno da parte degli imprenditori vitivinicoli è stato ricordato anche dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, il quale ha sottolineato come proprio grazie a questa dedizione “Solo dieci anni fa si producevano 57 milioni di bottiglie di Conegliano Valdobbiadene Doc e 160 milioni di prosecco Igt, mentre oggi siamo a 600 milioni in totale”.

Per le prossime produzioni si punta sulla sostenibilità ambientale del prodotto

L'aumento della produzione di Prosecco non deve far perdere di vista il discorso sull'ecosostenibilità ambientale. Ne è convinto, almeno, Massimiliano Fedriga, il presidente dell'altra regione protagonista della produzione di questo vino: il Friuli Venezia Giulia. “Il valore al litro del Prosecco va da 1,65 a 1,75 euro – dice Fedriga - un euro in più rispetto a quanto pagato per il Pinot grigio Delle Venezie. La sfida ora si gioca sulla sostenibilità ambientale per la tutela del territorio per tenere alto il valore delle produzioni. Insieme all’innalzamento della qualità, che stiamo perseguendo finanziando impianti di spumantizzazione in loco, è un fattore decisivo, su cui agire anticipando le linee tracciate dall’Europa, e importante anche in termini di marketing”.

Futuro roseo per le tre tipologie di Prosecco

A dispetto del periodo di pandemia globale che ha investito tutti i comparti produttivi e commerciali, tra cui quello enologico, e del conseguente calo delle vendite, per il Prosecco si prospetta un futuro roseo, a patto che ci si riappropri delle tre denominazioni (Doc, Docg Conegliano Valdobbiadene e Docg Asolo) e si cerchi di appianare le competizioni interne. Secondo Franco Adami, ex presidente del Consorzio Conegliano Valdobbiadene Docg, e attualmente uno dei maggiori imprenditori del settore, “è necessario, oggi più che mai, fare squadra”. In conclusione, si può certamente concordare con le parole dell'attuale presidente del Consorzio Conegliano Valdobbiadene Docg, Innocente Nardi: “Il nostro obiettivo è quello di trasformare il Prosecco in un prodotto iconico, culturale. Il riconoscimento Unesco, l’eliminazione del glifosate sul nostro territorio, l’area più ampia a livello europeo, hanno questa logica. Oggi il consumatore deve sapere che a fronte di cento bottiglie di Prosecco vendute nel mondo, 82 sono di Prosecco Doc, 16 di Conegliano Valdobbiadene e 2 di Asolo. Il nostro futuro sta nel dare valore alla nostra produzione: questi 600 milioni di bottiglie chiamate genericamente Prosecco devono essere messe sul mercato secondo una logica di segmentazione del posizionamento per garantire il livello qualitativo e raccontare le specificità dei singoli territori”.

Prosecco e Champagne: in cosa sono simili e in cosa differiscono

10/11/2020
da Alberto Perini

Qual è la differenza tra Prosecco e Champagne? Dal momento che sono molti – tra i meno esperti - che se lo chiedono, rispondiamo volentieri a questa domanda. In questo articolo, pertanto, vi sveliamo le grandi differenze tra le 2.

Poche similitudini e molte differenze: qui in pillole

Così come accade per il Franciacorta, anche nel percepire le differenze tra Prosecco e Champagne un non addetto ai lavori o semplicemente un non appassionato di vini bollicine, potrebbe decretare che, alla fine, tutta questa differenza non venga percepita. Niente di più sbagliato! Prosecco e Champagne rappresentano infatti due mondi distinti e completamente separati, due universi molto distanti le cui similitudini si esauriscono nell'essere vini effervescenti, nel tendere al secco piuttosto che al dolce (e comunque per il Prosecco abbiamo anche versioni molto zuccherine, come si può leggere dall'articolo che abbiamo dedicato all'argomento) e nell'essere vini europei. Punto. Il resto è costituito da grandissime differenze. Sia chiaro, paragonare Prosecchi e Champagne è come mettere a confronto mele e patate. A queste persone possiamo ribattere affermando innanzitutto che ci sono varietà di Prosecco (pensiamo al Cartizze o al Rive) che non hanno niente da invidiare allo Champagne, e in secondo luogo che le vendite di Prosecco hanno superato quelle dello Champagne nel mondo, conquistando lo scettro di “bollicine” più amato.

Diverse le zone di produzione

Entriamo dunque nel vivo del contendere. La prima differenza di cui si deve dar nota, quando si parla di questi due vini, sta nella zona di produzione. Il Prosecco si produce in Italia, in Veneto e Friuli Venezia Giulia, rispettivamente in 15 e in 9 Comuni ben precisi, in territori piuttosto circoscritti, soprattutto nel caso del Conegliano-Valdobbiadene. Il vitigno di partenza è in larga parte da uve Glera. Lo Champagne invece viene prodotto in quattro grandi regioni della Francia: Cote Des Bar, per i vini a base Chardonnay; Cote Des Blanc per quanto riguarda la produzione dei Blanc de Blancs; Montagne de Reims, per gli Champagne a base Pinot nero; e infine Vallée de la Marne. Si capisce, dunque, come anche i vitigni differiscano, con conseguente varietà di sapori e aromi.

Diversi i metodi di fermentazione

Oltre alle zone di produzione, un'altra differenza sostanziale tra Prosecco e Champagne riguarda i metodi di produzione. Lo Champagne si avvicina, nella metodologia e nella fermentazione, proprio al Franciacorta, in quanto il metodo di fermentazione è il cosiddetto Champenoise, o metodo Classico, con seconda fermentazione in bottiglia. Il Prosecco invece, sebbene prodotto anche con metodo Classico, presenta una più larga produzione attraverso metodo Martinotti o Charmat, cioè con seconda fermentazione in autoclave d'acciaio. Il tempo di fermentazione risulta anche più veloce, con una media di sei mesi rispetto a quelli più lunghi dello Champagne (dai 18 ai 30 mesi) che consente quindi ai lieviti di fermentare più agevolmente con una differenza anche nella quantità di anidride carbonica.

Altre differenze: sapore, aromi e prezzi

Altre differenze possono essere infine ricavate dal sapore e dagli aromi dei due vini, oltre che dai prezzi. Il Prosecco risulta essere dunque più fresco, fruttato e vivace, mentre gli Champagne hanno bollicine più piccole, dalla risalita più lenta, sono molto secchi e dal retrogusto speziato. Per quanto riguarda il prezzo invece, bisogna dire che mentre una bottiglia di Champagne parte dai 30 euro, il  prezzo medio di un buon Prosecco va intorno ai 8/9 euro,  pertanto sicuramente più economico.

Prosecco rosé: l'Unione europea dà il via libera. Possibile berlo già a Capodanno

05/11/2020
da Alberto Perini

L'Unione europea ha approvato la tipologia rosé di Prosecco, accettando anche una modifica al disciplinare di produzione. La notizia l'ha comunicata Coldiretti a tutti gli addetti del settore, annunciando l'approvazione non solo alla produzione ma anche all'esportazione. Il via libera lo si trova pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea, attraverso la circolare C 362/26 del 28 ottobre. In poche parole il Prosecco rosé sarà venduto anche all'estero e potrà essere bevuto già a Capodanno in tutta Europa e nel mondo, nonostante dei possibili futuri lockdown.

Come si è arrivati alla decisione definitiva

Il Consorzio di tutela del Prosecco Doc (oggi composto da 11.460 produttori, 1.192 case produttrici e 347 case spumantistiche) nel maggio dello scorso anno (2019) approvò una modifica al disciplinare di produzione, in modo da inserire nella composizione del Prosecco anche il vitigno Pinot Nero. In questo modo il vino avrebbe assunto una diversa colorazione e sfumatura, e diversi sentori, tipici di un rosé. Decisione mai condivisa dal Consorzio del Prosecco superiore di Conegliano Valdobbiadene Docg, va detto, che ha sempre temuto di svilire la qualità del bollicine più famoso d'Italia. Per tutti gli altri invece, Coldiretti compresa, si tratta di un ulteriore arricchimento, dal punto di vista qualitativo ed economico. Con l'approvazione anche da parte dell'Ue e la pubblicazione di quest'ultima nella relativa Gazzetta Ufficiale, dal prossimo 1 gennaio sarà dunque possibile vendere Prosecco rosé ovunque.

Vendite in ottima tenuta nel 2020 nonostante il leggero calo

Il Prosecco è un vino che non conosce crisi, nonostante un 2020 difficilissimo per tutti i settori, enologia inclusa. In realtà dai dati Coldiretti si evince che il valore delle vendite da gennaio a luglio di questo anno ammonta a circa 533 milioni di euro. In leggera flessione rispetto agli anni precedenti, visto che per la prima volta dopo trent'anni, c'è un calo, che si attesta sul 3%. Questi numeri però, considerato il lockdown primaverile e il fatto che ci sia stato uno stop a cerimonie, oltre alla chiusura dei bar e dei ristoranti, possono essere considerati davvero eccezionali. Il Prosecco rosé potrebbe perciò rappresentare un ulteriore volano per le esportazioni. Le aspettative riguardano infatti la vendita di 50 milioni di bottiglie (il 10% dell'intera produzione di Prosecco) da piazzare sul mercato internazionale. Per quest'anno però, secondo quanto previsto dal Consorzio Prosecco Doc, si potrà contare su 20 milioni di bottiglie che saranno esportate soprattutto verso il Regno Unito, Paesi nordeuropei e Stati Uniti. Dal prossimo anno si potrà raggiungere la cifra obiettivo dei 50 milioni.

Le parole di soddisfazione della ministra Bellanova

Parole di soddisfazione sono arrivate anche dalla ministra per le Politiche Agricole e Forestali, Teresa Bellanova. “Il via libero europeo al disciplinare di produzione del Prosecco Doc Rosè con la modifica da noi richiesta, che rende possibile contare sulla nuova tipologia, è un’ottima notizia – ha detto - Essa consente ai produttori di un vino che da sempre oltre confine riscuote uno straordinario successo, di presidiare e conquistare un mercato sempre più ampio e che negli ultimi anni ha registrato una crescita sempre più importante in termini economici e di quantitativi”. La titolare del ministero dell'Agricoltura sottolinea anche come l'immissione in commercio del Prosecco rosé“sarà traino per l’intero sistema vitivinicolo nazionale che a causa della pandemia ha registrato una contrazione del valore delle vendite all’estero dopo il record fatto segnare lo scorso anno con oltre 6 mld di euro e che sta soffrendo in modo evidente anche per gli evidenti problemi che il canale della ristorazione sta affrontando”.

Ricette con il Prosecco: il riso al salto con Parmigiano

23/10/2020
da Alberto Perini

All'interno di questo blog in molti ci avete fatto notare come manchi un aspetto importante legato al mondo del Prosecco: le ricette. In effetti il Prosecco è un vino che si presta a diverse preparazioni culinarie, dai primi piatti ai secondi, fino al dessert, senza contare gli aperitivi o il fatto che può essere bevuto a tutto pasto. Cominciamo dunque a parlarvi di alcune ricette che vedono il Prosecco come uno dei protagonisti delle preparazioni. Un primo piatto sfizioso, tipico della tradizione lombarda: il riso al salto.

Il riso al salto o piatto del recupero

Aggiungere il Prosecco al riso al salto è un'idea interessante che alcuni chef hanno lanciato e in seguito molti hanno seguito. Il riso al salto è il tipico piatto lombardo del recupero, e lo si può preparare quando ad esempio avanza del risotto allo zafferano (o risotto giallo) dal giorno prima. In pratica si tratta di creare delle frittelle di riso, che con l'aggiunta del Prosecco e di formaggio Parmigiano Reggiano potranno trasformarsi in un fantastico antipasto. Se dunque hai già del riso da recuperare puoi passare direttamente alla fase dell'impasto e della frittura, altrimenti comincia dal preparare proprio il risotto. Vediamo comunque la ricetta.

Ingredienti per la preparazione del piatto

Per preparare un ottimo riso al salto con Prosecco e Parmigiano ti serviranno questi ingredienti, porzionati per 2 persone:

150 grammi di riso Carnaroli o Roma;

500 ml di brodo vegetale;

mezzo bicchiere di Prosecco Doc di varietà Extra Dry;

50 grammi di Parmigiano Reggiano stagionatura 24 mesi;

15 grammi di burro per l'impasto, più un cucchiaino di burro chiarificato per friggere;

1 cucchiaio di Olio extravergine di oliva;

mezza cipolla o scalogno;

sale quanto basta.

Ecco come si prepara

Come primo step comincia con il far imbiondire la cipolla in una padella con l'olio extravergine. Una volta che sarà dorata tienila da parte. Intanto in una pentola tosta pure il riso, senza olio. Quando sarà ben caldo aggiungi il Prosecco e fai sfumare. A questo punto comincia ad aggiungere il brodo che avrai precedentemente preparato, mestolo dopo mestolo: un po' per volta, così darai tempo al riso per cuocersi. Aggiungi le cipolle caramellate. È questo il momento di procedere alla mantecatura. Prendi il burro e il Parmigiano Reggiano ed aggiungili al riso via via. Incorpora anche dell'altro Prosecco e mescola energicamente: darai così la possibilità al riso di incamerare aria, gonfiarsi e diventare più cremoso. Regola di sale.

La seconda fase di preparazione del piatto prevede il lasciar riposare il riso in una teglia per qualche ora e lasciarlo raffreddare. Se hai già del risotto avanzato comincia la ricetta da qui. Ora sei pronto per friggere il tuo riso e trasformarlo in riso al salto. Crea delle palline piuttosto grandi e poi schiacciale, e inseriscile in padella dove avrai fatto sciogliere del burro chiarificato. Fai friggere fino a dorare (senza scurire) le frittelle da entrambi i lati. A mano a mano che questi saporiti dischi di riso saranno pronti copri il tutto con del Parmigiano grattugiato e tieni in forno pre-riscaldato a 50 gradi. Porta in tavola guarnendo con dell'erba cipollina o, se preferisci, degli ortaggi in crudité. Non dimenticare di accompagnare il tutto con una bottiglia di Prosecco Doc gelata. Il Prosecco perfetto per gli aperitivi è un Superiore Extra Dry o un Cartizze, con un grado zuccherino non elevato ma neppure troppo secco come un grado zero (quest'ultimo consigliato se invece si vuole pasteggiare anche con pietanze a base di pesce).

Qual è il bicchiere giusto per il Prosecco? Ecco cosa scegliere per valorizzare le bollicine​

19/10/2020
da Alberto Perini

Del Prosecco abbiamo finora valutato molti aspetti: caratteristiche e storia, abbinamenti, tipi di uve, cocktail che possono essere preparati, perfino le tipologie di tappi per le bottiglie. Non abbiamo però mai ancora parlato del bicchiere giusto in cui degustarlo. Qual è, pertanto, il bicchiere giusto per il Prosecco? E no, non si tratta di un aspetto secondario, anzi: scegliere il bicchiere più adatto aiuta a valorizzare e dare corpo alla struttura del vino, agli aromi e alle sue qualità organolettiche. Nel caso del Prosecco, a rinvigorire o sottolineare al palato le nostre amate bollicine. Vediamo allora come deve essere il bicchiere perfetto per un vino Prosecco.

Il flute? Non sempre è la scelta giusta

Qui in Italia siamo soliti degustare il Prosecco, soprattutto come aperitivo, in un flute: un bicchiere cioè leggermente allungato che viene utilizzato indifferentemente per tutti i vini bianchi spumanti. In realtà, come abbiamo visto in altre occasioni all'interno di questo blog, non si tratta della scelta migliore. Il flute viene scelto in questi casi non avendo chiara la distinzione tra Prosecco e semplici vini spumanti o tra Prosecco e Champagne. Per quest'ultimo, ad esempio, viene spesso utilizzata una coppa, e lo si fa per consentire al naso di apprezzare tutti i profumi di un vino complesso. Lo stesso dovrebbe valere anche per i Prosecchi. Il flute, invece, è un bicchiere ideale per spumanti giovani e da dessert, visto che limita la fuoriuscita delle bollicine e mantiene intatto tutto il brio del vino in questione.

Per il Prosecco un bicchiere a metà strada tra il flute e la coppa

Il Prosecco non è uno spumante qualsiasi, ma non è neanche uno Champagne. Possiede infatti delle caratteristiche peculiari che lo distinguono da qualsiasi altro vino bollicine. Il bicchiere per degustarlo, pertanto, dovrà essere di sicuro più ampio del flute, per far sì che il profumo e gli aromi prendano corpo, ma più stretto di una coppa, in quanto un Prosecco non ha la corposità e la “secchezza” di uno Champagne. Si ottiene così un bicchiere alto 22,2 centimetri e largo all'apertura 6,6 cm, mentre al punto medio si allarga a 7,7 cm. L'idea della sua creazione venne, ormai quasi vent'anni fa (nel 2003) a Franco Adami, patron dell'omonima cantina, che fece sì che il consorzio per la tutela del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene collaborasse con la famosa cristalleria austriaca Riedel proprio per la realizzazione di un bicchiere ad hoc. In questo modo il perlage viene mantenuto, e allo stesso tempo l'aroma e la qualità del vino vengono valorizzati ed apprezzati.

Perché il bicchiere è così importante per un vino

I non appassionati di vino potranno obiettare che questi sono dettagli, che un vino se è buono è buono a prescindere. Beh, non è affatto così! Basti pensare che nelle aziende enologiche esistono specialisti che lavorano per anni allo studio di forme e materiali per realizzare bicchieri capaci di portare fuori dal vino tutte le sue caratteristiche peculiari ed organolettiche. Abbiamo prima citato Riedel, che è forse l'azienda di vetro e cristalleria più nota al mondo per la sua attenzione al mondo del vino. La varietà di calici, coppe, decanter tutti dedicati al vino di questo importante brand austriaco è enorme e si basa su accurate ricerche e sperimentazioni. In realtà, il tutto è dimostrato dall'esperienza pratica: uno stesso vino versato in un bicchiere piuttosto che in un altro dalla forma e materiale completamente diversi, cambia aroma e profumo. Se non ci credi, e ancora non conosci bene il mondo del vino ma vuoi cominciare ad essere un esperto prova anche tu, e vedrai che le differenze saranno enormi.

Sabrage: cos'è e quando si usa la tecnica per sciabolare le bottiglie

12/09/2020
da Alberto Perini

Sabrage: a cosa ci riferiamo quando utilizziamo questo termine? Se siete appassionati di vini, e in particolare di spumanti, forse sapete già di cosa stiamo parlando. Per tutti gli altri: in questo articolo vi spieghiamo in cosa consiste questa tecnica speciale per aprire “a sciabola” le bottiglie di spumante, in particolare del Prosecco.

Sabrage, una tecnica che nasce in Francia come cerimoniale

La parola sabrage è francese e significa “sciabolare” (da sabre, che vuol dire sciabola). Viene utilizzata per aprire le bottiglie di vino spumante (champagne, soprattutto) fin dall'epoca napoleonica, quando i componenti dell'esercito di ufficiali proprio delle armate napoleoniche festeggiavano le battaglie vinte (ma anche quelle perse, per rincuorarsi). In realtà viene utilizzata un'apposita sciabola proprio per lo champagne, e la tecnica del sabrage nel corso dei secoli si è affinata fino a trasformarsi in un vero e proprio cerimoniale. La sabre, in questo caso, ha una lama molto corta, di circa 30 cm, che la rende più simile ad un coltello che a una vera e propria sciabola. Un'altra caratteristica di queste sciabole è che spesso non dispongono di una punta, giacché non è tanto l'affilatura della lama che assurge allo scopo di tagliare, ma l'impatto che la sciabola ha sul collo della bottiglia.

Come aprire una bottiglia di Prosecco con il sabrage

Ovviamente non ci si può improvvisare “sciabolatori” di bottiglie di prosecco! Tuttavia, seguendo alcuni accorgimenti si capirà che non è poi così difficile applicare questa tecnica. Ecco allora qualche consiglio se volete fare bella figura durante una cerimonia o un festeggiamento.

Sabrage prosecco, ecco come fare: come prima cosa, assicuratevi che la bottiglia di Prosecco sia davvero gelata, e che la sua temperatura misuri non più di 6 gradi. Procedete poi a denudare il collo della bottiglia, privandolo della gabbietta e della stagnola (ma alcuni, ad esempio, non rimuovono la gabbietta). A questo punto fate sì che la lama aderisca perfettamente al rilievo del collo della bottiglia. Tenete la bottiglia ben ferma in una mano, e con l'altra assestate un bel colpo di sciabola. Secondo gli esperti l'angolatura tra la sciabola e la bottiglia dovrà rientrare in un range tra i 30 e i 40 gradi. Non sono necessari colpi forti: vanno bene anche dei movimenti leggeri, purché ben decisi.

Un consiglio: se siete alle prime armi evitate di esercitarvi con bottiglie di un certo valore. Utilizzate invece vini dal prezzo basso, per evitare uno spreco inutile.

E se non si possiede una sciabola? Può andar bene anche un coltello

Non tutti ovviamente possiedono una sabre per effettuare un taglio di bottiglia a regola d'arte. Tuttavia esistono delle alternative se proprio non si vuole rinunciare a questo scenografico gesto. Se si dispone della giusta forza e di un polso fermo, può andar bene anche un coltello. Addirittura ci sono persone che riescono ad aprire con questa tecnica una bottiglia di Prosecco perfino utilizzando una carta di credito o una scarpa da donna con tacco a spillo o anche una forchetta, tanto che ci sono dei video sul web di chi ha creato una vera e propria tecnica parallela in tal senso, chiamata “fork sabrage”!

Una curiosità: il primato attuale da Guinnes con 66 bottiglie sciabolate in un minuto

Sul sabrage c'è anche chi si esercita e si allena per sciabolare quante più bottiglie possibile in un minuto. Il record da Guinnes dei primati in questa tecnica è attualmente detenuto da Ashrita Furman, statunitense, che in un minuto ha sciabolato ben 66 bottiglie di champagne! Il record, iscritto nel libro dei Guinness, è stato raggiunto il 2 agosto del 2015, nello stato di New York.