Vini: meglio uno spumante italiano o uno champagne francese?

02/06/2021
da Alberto Perini

Quando si parla di vini, in particolare di vini spumanti, emerge spesso un quesito tra gli appassionati dell'argomento: meglio una bollicina italiana o un classico vino spumante francese? Fermo restando l'alta qualità dei vini sia di Francia che d'Italia, cerchiamo di affrontare la questione in maniera obiettiva, non facendoci prendere dalla storica rivalità che si consuma con i “cugini” francesi.

Non si possono fare paragoni: si tratta di vini diversi

Partiamo allora da questo assunto: non è possibile lanciarsi in paragoni tra i vini spumanti italiani e gli Champagne francesi. Il motivo è presto detto: anche se infatti il metodo Champenoise e il metodo Classico corrispondono alla stessa procedura, tuttavia cambiano i terroir, il clima, la qualità del suolo, etc. La particolarità del clima e del terreno di quella specifica regione d'Oltralpe non si eguaglia alle caratteristiche di un clima mediterraneo come quello italiano, che è invece maggiormente vocato per altri vitigni.

Terreno francese dello Champagne gessoso ed alcalino

Prendiamo ad esempio il gesso. Esatto, proprio lo spessore del gesso che si trova sotto i vigneti. Nella regione di è piuttosto spesso, ed anche dove non lo è il freddo crea quelle caratteristiche tipiche per far maturare le uve in una maniera tutta particolare, inimitabile. Un buon vino Champagne viene quindi coltivato su terreno gessoso e alcalino, che assorbe moltissimo la luce del sole, rilasciando azoto durante la notte al fine della maturazione delle viti.

Tra gli italiani il Trento Doc e il Franciacorta sono quelli più assimilabili alle bollicine francesi

Ciò che abbiamo detto finora non sta a significare che in Italia non esistano vini bollicine di gran qualità: Trento Doc e Franciacorta in questo sono esemplari. Anzi, vi sono dei Franciacorta che non hanno nulla da invidiare a certi Champagne. Le caratteristiche climatiche del suolo trentino, poi, sono quelle che più si avvicinano a quelle della regione di Champagne. Tuttavia si tratta di prodotti diversi. Più il clima diventa caldo, poi, più le bollicine si fanno rotonde, con un maggior grado alcolico.

La “diversità” del Prosecco

In questa “sfida” alcuni di solito inseriscono anche il Prosecco, un'eccellenza italiana che si fregia di marchi come la Doc o la Docg. Ciò però non sarebbe in teoria corretto dal punto di vista stilistico e di produzione. I territori di Asolo o di Conegliano Valdobbiadene possiedono infatti caratteristiche diverse da quelle dello Champagne. La produzione e le uve con cui i vini vengono prodotti sono inoltre molto distanti tra loro. Se infatti per lo Champagne si usa il Metodo Champenoise (Metodo Classico, che viene utilizzato anche per i Franciacorta), per il Prosecco la modalità di produzione prescelta è quasi sempre quella del Metodo Martinotti, con fermentazione non in bottiglia bensì in autoclave e con tempi di riposo molto più brevi. Ecco che dunque in questo caso parliamo di due vini completamente diversi, che non possono essere messi a paragone.

Uno sguardo veloce al sapore e ai sentori: Champagne più “lievitato”

Chiudiamo infine con uno sguardo al gusto e ai sentori dei due vini in esame. Tutti i grandi sommelier di fama internazionale concordano nell'affermare che negli Champagne di qualità è intenso il sentore del pane. Ciò è dovuto al sapiente utilizzo dei lieviti, che portano a ricordare dunque l'alimento per eccellenza. Nel territorio lombardo, che è quello in cui viene coltivato e prodotto il Franciacorta, questo background non viene trasferito al vino, che invece ricorda più le note floreali e gusto fruttato, anche se piuttosto aspro. Proprio per questo motivo è possibile gustare una pizza accompagnata da uno Champagne ma non da un Franciacorta.