Prosecco: che differenza c'è tra Doc e Docg?

04/08/2020
da Alberto Perini

Il Prosecco è di certo un vino che ha contribuito a creare (e continua a farlo) la storia della cultura italiana. Grazie anche ai vini Prosecco infatti, la fama dell'enogastronomia del nostro Paese è cresciuta moltissimo negli ultimi cinquant'anni, tanto da arrivare, nel 2014, ad un sorpasso nelle vendite nel mondo perfino dello Champagne francese. Tuttavia, i vini Prosecco non sono tutti uguali. Molta differenza passa, ad esempio tra un Prosecco tranquillo e un Prosecco spumante, così come tra un Extra Dry e un dosaggio zero. Tra le molte differenze riconoscibili all'interno dell'universo Prosecco (tutelato anche da un Disciplinare del 2009 e aggiornato nel 2019) troviamo anche la distinzione tra marchio Doc e marchio Docg. Scopriamo di cosa si tratta.

Doc: un marchio di esclusività legato al territorio

Cominciamo col dire che un marchio Doc indica una Denominazione di origine controllata, mentre un Docg si riferisce ad una Denominazione di origine controllata e garantita. Sia nel caso di vini Prosecchi Doc che Docg stiamo parlando di prodotti strettamente legati a determinati territori, dalle caratteristiche inconfondibili. Nello specifico, per il Prosecco Doc le regioni di elezione sono il Veneto ed il Friuli Venezia Giulia, mentre le province sono quelle di Belluno, Padova, Treviso, Venezia, Vicenza per il Veneto, e Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine per il Friuli. Per essere ammesso ad una Denominazione di Origine Controllata, un vino normalmente dovrà passare dalla denominazione Igt (Indicazione Geografica Tipica) e mantenerla per almeno cinque anni. Un vino Doc è una garanzia anche per una migliore vendita dei prosecchi, poiché oltre alla provenienza del vitigno assicura un'alta qualità del vino in oggetto.

Docg come top di gamma: si ottiene dopo dieci anni a marchio Doc

Quando un prodotto, un vino e nel caso che ci interessa, un prosecco, ha mantenuto il marchio Doc in etichetta per almeno dieci anni, può chiedere di essere inserito in un Disciplinare specifico che tutela il marchio Docg. La denominazione di origine controllata e garantita aggiunge valore in qualità al vino, perché più prestigiosa. Tra i prosecchi Doc solo alcuni sono diventati Docg: si tratta di quelli prodotti nelle zone Conegliano-Valdobbiadene ed Asolo. Per passare da Doc a Docg i vini devono superare analisi che insistono sulle caratteristiche organolettiche, con commissioni specifiche che controllano tutte le fasi di produzione del vino, fino all'imbottigliamento.

Le diverse caratteristiche tra Doc e Docg

Nonostante l'indiscutibile qualità dei prosecchi Doc, la denominazione Docg offre qualcosa in più, e di questo si tiene conto anche nelle vendite. Basti pensare che il rapporto tra Doc e Docg è del 18%: questo significa che solo 18 bottiglie su 100 di Prosecco Doc diventano Docg. La differenza la si nota anche al palato: poiché il Prosecco Docg è il frutto di coltivazioni effettuate su terreni molto ricchi, minerali e argillosi, il suo sapore è molto sfaccettato, e pieno di sentori aromatici rispetto ad un “semplice” Doc. Ciò è dovuto anche alla maggiore e migliore esposizione al sole dei terreni, che quindi impediscono la formazione di muffe.

Va da sé che un vino Prosecco Docg costerà molto di più, e ciò viene giustificato anche dal tipo di coltivazione, molto più faticosa. Tra le zone di Conegliano e Valdobbiadene non si lavora mai con i trattori, ad esempio, per cui invece di 150 ore che servono normalmente per lavorare una vigna, ce ne vogliono circa 600, poiché si lavora tutto a mano, sotto le intemperie, vento, sole o pioggia che sia.