Decanter: a cosa serve e quando deve essere utilizzato?

27/01/2021
da Alberto Perini

Chi è appassionato di vini avrà sicuramente sentito già parlare del “decanter”, uno strumento che molti ritengono utile (e alcuni altri solo scenografico) che aiuta ad "estrarre" determinate caratteristiche da particolari vini che necessitano maggiore ossigenazione. Se siete comunque curiosi di sapere qual è lo specifico utilizzo di un decanter e quali sono le "correnti di pensiero" dei vari esperti, qui vi diamo tutte le indicazioni.

Cos'è il decanter: strumento che fa scena o anche utile?

Anche se c'è chi utilizza il decanter esclusivamente per “fare scena”, ciò non toglie che si tratta di uno strumento funzionale per chi ama il vino e lo conosce alla perfezione. Partiamo da cos'è il decanter. Un decanter (parola francese che si riferisce al verbo italiano “decantare”) è un oggetto simile ad una brocca dalla base molto larga e dal collo molto lungo, in cui versare il vino. Spesso in cristallo - ma lo si trova anche in diversi tipi di vetro - serve a far decantare il vino. Ciò ci conduce a due utilizzi:

  • Nei vini invecchiati, il decanter serve a separare i sedimenti;
  • Nei vini più giovani favorisce l'ossigenazione, esaltando tutti i profumi e gli aromi, facendoli “venire fuori”.

Attenzione, però: il decanter non va usato sempre, anzi! Talvolta i vini potrebbero essere rovinati dal passaggio in questo strumento. In questi casi infatti può bastare un calice ad hoc per raggiungere lo stesso obiettivo.

Quando è consigliato il decanter e quando sarebbe meglio evitare

Non sempre dunque l'utilizzo del decanter è necessario, anzi, si fa sempre più forte e convinta la teoria che vada usato solo quando ci si trova di fronte a certe particolari tipologie di vini. Nel caso del vino bianco, ad esempio, se si tratta di un vino giovane, fino ad un anno e vinificato in acciaio il decanter non va assolutamente usato perché rovinerebbe la struttura fresca e vivace del vino stesso. Lo stesso vale per vini dai 2 ai 5 anni, sempre vinificati in acciaio, e per quelli di 5 anni vinificati in botte o in barrique. Si rivela più adatto, invece, quando il vino ha tra i 5 e i 10 anni, è stato vinificato in botte o in barrique e presenta dei sedimenti sul fondo se la bottiglia è stata tenuta in piedi, o lungo la parete se la bottiglia è stata conservata orizzontalmente. E per quanto riguarda i rosé? Per questi vini un passaggio in decanter consente di liberarsi di quegli aromi sgradevoli che lasciano i solfiti. Ciò vale in generale in tutti i vini che si desideri “affrancare” da un certo aroma di chiuso.

Il decanter e i vini spumanti o frizzanti: dal Prosecco allo Champagne

Questo prezioso strumento ad ampolla viene comunque spesso associato alla degustazione di vini rossi e corposi. Può sembrare pazzesco (e anche noi prendiamo le distanze da questo utilizzo), soprattutto negli ultimi tempi, molti sommelier hanno sdoganato il suo utilizzo anche per i vini bollicine, perfino per lo Champagne. A difesa di questa scelta, c'è chi dice che già in tempi antichi, per la creazione dello Champagne quest'ultimo veniva fatto decantare per separare i lieviti dalla bevanda, cosa che oggi non è più necessaria, perché questo processo avviene con la fermentazione meccanica. Quando perciò viene portata l'obiezione di non utilizzare un decanter per gli Champagne, o in generale per le bollicine nate da fermentazione da lieviti, c'è chi sostiene che le bollicine non vanno perse, bensì accentuate. Diverso il discorso, invece per i vini Prosecco che hanno subìto l'aggiunta di anidride carbonica: in questo caso le bollicine è sicuro che andrebbero perse dal passaggio in decanter, anziché essere sublimate.


E allora? Decanter si o decanter no? Il nostro consiglio è scegliere sulla base dei propri gusti e non sui dogmi che, spesso, sono anche legate a mode e correnti di pensiero che il tempo inesorabilmente mette in discussione.